Nelle ultime ore, un nuovo studio britannico ha acceso i riflettori su un tema destinato a diventare centrale nei prossimi anni: come reagiranno le persone a un’emergenza a bordo di un taxi a guida autonoma? La risposta arriva dalla realtà virtuale, e potrebbe influenzare direttamente il modo in cui questi veicoli verranno progettati.

Un esperimento immersivo per simulare le emergenze
I ricercatori della Loughborough University hanno utilizzato la realtà virtuale immersiva (VR) per ricreare scenari realistici che un passeggero potrebbe vivere all’interno di un taxi senza conducente. Non una semplice simulazione su schermo, ma un’esperienza a 360 gradi pensata per osservare reazioni autentiche, emotive e comportamentali.
All’interno del mondo virtuale, i partecipanti si sono trovati ad affrontare situazioni critiche: arresti improvvisi del veicolo, malfunzionamenti, richieste di evacuazione o la necessità di chiedere aiuto. Ogni reazione è stata analizzata tenendo conto di età, abilità fisiche, livello di familiarità con la tecnologia e bisogni specifici.
Perché questo studio conta proprio adesso
La notizia arriva in un momento chiave. In queste settimane, governi e aziende stanno accelerando sul fronte della mobilità autonoma, con test su strada sempre più frequenti e piani di introduzione commerciale già in discussione.
Il punto critico non è più solo “se” i taxi senza conducente funzioneranno, ma come proteggeranno davvero chi sale a bordo. L’assenza di un guidatore umano cambia completamente il rapporto tra passeggero e mezzo, soprattutto in caso di imprevisti.
Ed è qui che la realtà virtuale diventa uno strumento strategico: permette di individuare problemi prima che i veicoli arrivino sulle strade, riducendo rischi e aumentando la fiducia del pubblico.
Dalla ricerca alle decisioni del governo
I risultati dello studio non resteranno confinati all’ambito accademico. Le evidenze raccolte serviranno a supportare il lavoro del Department for Transport e del Centre for Connected and Autonomous Vehicles, due attori centrali nella definizione delle regole per i veicoli autonomi nel Regno Unito.
L’obiettivo è chiaro: progettare taxi a guida autonoma capaci di assistere passeggeri con esigenze diverse, comprese persone anziane, utenti con disabilità o chi non ha dimestichezza con le tecnologie digitali.
Interfacce più intuitive, segnali visivi e sonori più chiari, sistemi di assistenza remota e procedure di emergenza comprensibili diventano elementi di sicurezza tanto quanto i sensori o l’intelligenza artificiale.
Cosa cambia per i passeggeri
Per chi utilizzerà questi servizi in futuro, le conseguenze potrebbero essere molto concrete. I taxi autonomi non saranno pensati solo per “portare da A a B”, ma per comunicare, rassicurare e guidare il passeggero anche nei momenti di stress.
Lo studio ha mostrato che, in assenza di un conducente, molte persone cercano istintivamente punti di riferimento: istruzioni vocali, messaggi chiari su cosa sta accadendo, conferme visive che il sistema è sotto controllo. Quando queste informazioni mancano, aumenta l’ansia e diminuisce la percezione di sicurezza.
Tradotto in pratica: i futuri veicoli dovranno “parlare” meglio con chi è a bordo.
Gli scenari futuri della mobilità autonoma
Se le indicazioni emerse verranno integrate nei progetti industriali, potremmo assistere a una nuova generazione di taxi senza conducente, progettati attorno all’esperienza umana, non solo alla tecnologia.
La realtà virtuale potrebbe diventare uno standard anche per altre fasi di sviluppo: dalla formazione degli operatori remoti alla valutazione dell’impatto psicologico dei veicoli autonomi in città complesse.
Nel breve periodo, sono attesi ulteriori test e linee guida aggiornate. La sensazione è che siamo solo all’inizio di un processo che cambierà il modo di muoversi, ma anche il modo di sentirsi al sicuro durante un viaggio.