La realtà virtuale, a lungo presentata come la prossima frontiera dell’interazione digitale, sta attraversando una fase di forte ridimensionamento. I dati finanziari e commerciali più recenti mostrano un settore in difficoltà, con investimenti miliardari che non hanno ancora prodotto un’adozione di massa. Il caso più emblematico riguarda i principali protagonisti tecnologici che avevano puntato sulla VR come piattaforma del futuro.

Le perdite di Reality Labs
Meta è oggi il bersaglio principale delle critiche legate allo stato della realtà virtuale. La divisione Reality Labs, creata per sviluppare visori e ambienti immersivi, ha registrato perdite superiori a 73 miliardi di dollari nei cinque anni successivi al suo lancio. Una cifra che ha inciso in modo rilevante sui conti del gruppo e che ha spinto l’azienda a riconsiderare le priorità strategiche.
Il ridimensionamento degli investimenti
Di fronte a risultati inferiori alle aspettative, Meta ha progressivamente ritirato risorse dalla realtà virtuale. L’attenzione si è spostata verso progetti ritenuti più promettenti sul piano commerciale, come gli occhiali intelligenti e le applicazioni di intelligenza artificiale. La VR resta presente nel portafoglio tecnologico del gruppo, ma non occupa più la posizione centrale immaginata in passato.
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Le vendite limitate di Vision Pro
Anche Apple, considerata il secondo attore più rilevante nel mercato della realtà virtuale, registra numeri contenuti. Nell’ultimo trimestre del 2025, l’azienda ha spedito circa 45.000 visori Vision Pro. Un volume che appare marginale se confrontato con gli 82,6 milioni di iPhone venduti nello stesso periodo, evidenziando il divario tra la VR e i prodotti di largo consumo.
Un mercato lontano dalla massa
I dati complessivi suggeriscono che la realtà virtuale non abbia ancora raggiunto una diffusione paragonabile ad altre tecnologie consumer. Costi elevati, casi d’uso limitati e mancanza di applicazioni realmente indispensabili continuano a frenare l’adozione. Il settore non risulta abbandonato, ma il suo sviluppo procede più lentamente rispetto alle previsioni che, solo pochi anni fa, lo descrivevano come imminente protagonista dell’ecosistema digitale.