Quando la realtà virtuale entra in sessuologia: benefici clinici

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La realtà virtuale sta trovando applicazione anche in ambito sessuologico, con potenziali benefici clinici per il trattamento delle disfunzioni sessuali. Secondo stime consolidate, fino al 40–45% degli adulti sperimenta un disturbo sessuale nel corso della vita, ma l’accesso alle cure resta limitato. L’adozione di strumenti digitali immersivi potrebbe contribuire a ridurre alcune delle barriere che ostacolano il ricorso ai trattamenti.

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La diffusione delle disfunzioni sessuali

Le disfunzioni sessuali rappresentano una condizione diffusa nella popolazione adulta, con un impatto significativo sul benessere individuale e relazionale. Disturbi come calo del desiderio, difficoltà di eccitazione o problemi legati all’orgasmo interessano uomini e donne in diverse fasi della vita, spesso in associazione a fattori psicologici, relazionali o medici.

Le barriere all’accesso alle cure

Nonostante l’efficacia documentata degli interventi psicosessuali, molte persone non si rivolgono a professionisti specializzati. Stigma sociale, vergogna, paura del giudizio e difficoltà pratiche, come i costi o la mancanza di servizi sul territorio, contribuiscono a una gestione inadeguata del problema e a un ritardo nella presa in carico clinica.

Il ruolo della realtà virtuale in sessuologia

L’impiego della realtà virtuale consente di creare ambienti immersivi e controllati, utili per affrontare in modo graduale ansia, blocchi emotivi e difficoltà legate all’intimità. In ambito clinico, queste tecnologie possono integrare i percorsi terapeutici tradizionali, offrendo nuove modalità di esposizione e di apprendimento emotivo in un contesto percepito come più riservato.

Le evidenze emergenti dalla ricerca

Secondo un’analisi pubblicata su Medscape, l’uso della realtà virtuale in sessuologia mostra risultati promettenti, soprattutto per i pazienti che faticano ad accedere ai trattamenti convenzionali. Sebbene siano necessari ulteriori studi per definirne l’efficacia a lungo termine, le prime evidenze suggeriscono un potenziale ruolo di supporto nella pratica clinica.

By Mario Lattice

Appassionato e sempre entusiasta della tecnologia e di poterla usare. Amo scrivere per raccontare le ultime novità tecnologiche.

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