Un caso Eurostar mostra perché i passeggeri devono sapere come vengono protetti i dati.
Una vulnerabilità scoperta sul sito di Eurostar ha acceso un faro sulla sicurezza dei chatbot basati su intelligenza artificiale.

Il problema non riguarda solo una compagnia ferroviaria, ma il modo in cui molti servizi digitali gestiscono le informazioni degli utenti.
La segnalazione arriva da un ricercatore indipendente che ha analizzato come i chatbot possano essere aggirati.
In alcuni casi, è possibile ottenere risposte che dovrebbero restare protette.
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Per chi viaggia spesso in treno, i chatbot sono diventati uno strumento quotidiano.
Servono per controllare orari, biglietti e assistenza clienti in pochi secondi.
La scoperta dimostra però che queste tecnologie non sono sempre pronte dal punto di vista della sicurezza.
Se le barriere vengono superate, il rischio è l’esposizione di dati sensibili.
Gli esperti spiegano che il problema non è l’uso dell’IA in sé.
Il punto critico è come viene integrata nei siti e nelle app.
Le aziende di trasporto stanno già rivedendo i propri sistemi.
L’obiettivo è rafforzare i controlli e limitare le possibilità di abuso.
Per i passeggeri significa una cosa chiara.
I servizi digitali sono comodi, ma la fiducia passa anche dalla protezione delle informazioni personali.